Perché (NON) investire nei migliori ETF del 2025

Migliori ETF del 2025
Indice

I migliori ETF del 2025 hanno mostrato numeri che catturano immediatamente l’attenzione: +150%, +140%, +90%. Performance di questo tipo fanno sorgere spontanea una domanda: perché non investirci?

Il problema è che proprio gli ETF che hanno brillato di più nel 2025 rischiano di essere i più insidiosi da acquistare oggi. Non perché siano strumenti sbagliati in assoluto, ma perché basare le proprie decisioni sulle classifiche di rendimento è uno degli errori più comuni (e costosi) per gli investitori.

Questo articolo non serve a dirti quali ETF comprare, ma a spiegarti come ragionare correttamente quando vedi rendimenti eccezionali, evitando scelte emotive che spesso portano a delusioni.

I migliori ETF del 2025: rendimenti straordinari, contesto straordinario

Il 2025 è stato un anno fuori scala per diversi mercati e settori. In particolare, i metalli preziosi hanno dominato le classifiche di rendimento:

  • l’oro ha chiuso l’anno con un rialzo di circa +45%
  • l’argento ha superato +130%
  • anche platino e palladio hanno registrato forti apprezzamenti

 

Non sorprende quindi che i primi ETF non a leva per rendimento nel 2025 fossero quasi tutti legati ai metalli, sia attraverso strumenti fisici sia tramite azioni di società minerarie, che hanno amplificato i movimenti dei prezzi.

Fuori dai metalli non sono mancate altre sorprese. Il settore bancario europeo ha messo a segno rialzi compresi tra l’80% e il 90%, mentre la Corea del Sud ha superato il 70%, spinta dal rally tecnologico e dall’entusiasmo legato all’intelligenza artificiale.

Numeri reali, dati corretti. Ma il punto non è se siano veri, il punto è come interpretarli.

10 migliori ETF del 2025

Il denominatore comune degli ETF migliori del 2025: la concentrazione

Guardando più da vicino, emerge un elemento che accomuna gran parte degli ETF migliori del 2025: la concentrazione.

Parliamo di strumenti esposti a:

  • un singolo settore (metalli, banche, tecnologia)
  • un singolo Paese
  • una narrativa di mercato molto specifica

 

La concentrazione è ciò che consente performance eccezionali quando tutto gira nel verso giusto, ma è anche ciò che rende questi strumenti fragili quando il contesto cambia. Più un ETF è concentrato, più il suo destino dipende da poche variabili difficili da controllare.

Ed è proprio questa dinamica che rende così pericoloso investire guardando solo il rendimento dell’ultimo anno.

Perché i risultati passati sono una guida ingannevole

Quando un ETF è in cima alle classifiche, viene naturale pensare che sia migliore. In realtà, molto spesso significa semplicemente che era nel posto giusto al momento giusto.

I rendimenti eccezionali di un singolo anno sono spesso il risultato di:

  • cicli favorevoli
  • eventi straordinari
  • condizioni che difficilmente si ripetono nello stesso modo

 

Questo porta a un fenomeno frequente: la regressione verso la media. Dopo un periodo eccezionale, è comune assistere a rendimenti più bassi o deludenti, non perché lo strumento sia rotto, ma perché torna su livelli più normali.

Comprare dopo un rally significa spesso esporsi proprio a questa fase di normalizzazione.

Oro e argento: due metalli, due ruoli completamente diversi

Uno degli errori più comuni dell’ultimo periodo è stato trattare oro e argento come se fossero equivalenti, solo perché entrambi rientrano nella categoria dei metalli preziosi.

In realtà, hanno comportamenti e funzioni molto diverse all’interno di un portafoglio.

Il ruolo dell’oro come stabilizzatore

Storicamente, l’oro ha mostrato una bassa correlazione con i mercati azionari, soprattutto nei momenti di stress. Questo significa che, quando le borse scendono, l’oro tende spesso a reggere meglio o a recuperare più rapidamente dopo i crolli iniziali.

Non è una garanzia assoluta e non è immune alle crisi, ma nel tempo ha svolto una funzione importante di diversificazione e protezione, più che di crescita aggressiva del capitale.

Proprio per questo, pensare all’oro come motore principale di rendimento è spesso fuorviante. La sua storia è fatta di forti rialzi, ma anche di lunghi periodi negativi.

Perché l’argento è molto più ciclico

L’argento, al contrario, è fortemente legato al ciclo economico. Una parte rilevante della sua domanda deriva dall’industria, il che lo rende più sensibile a rallentamenti economici e recessioni.

Questo si traduce in:

  • maggiore volatilità
  • movimenti più ampi al rialzo, ma anche al ribasso
  • minore capacità difensiva nelle fasi di crisi

 

Per questo l’argento non può essere considerato un’alternativa difensiva all’oro. È piuttosto una scommessa più rischiosa, che può avere senso solo se coerente con gli obiettivi del portafoglio.

Il messaggio chiave resta uno: “è salito tanto” non è un criterio di investimento.

Migliori ETF del 2025

FOMO e recency bias: quando l’emotività prende il controllo

Rendimenti a tre cifre attivano una reazione istintiva: “se non entro ora, perdo il treno”. Questa è la FOMO, la paura di restare indietro.

A rafforzarla c’è il recency bias, ovvero la tendenza a dare troppo peso a ciò che è appena successo e a proiettarlo nel futuro, ignorando la storia più lunga dei mercati.

Il risultato è quasi sempre lo stesso:

  • si compra dopo grandi rialzi
  • si resta delusi quando i rendimenti rallentano
  • si vendono gli asset sbagliati nei momenti peggiori

 

È un meccanismo umano, ma estremamente costoso nel lungo periodo.

Prezzo d’ingresso e aspettative: il vero nodo degli ETF “caldi”

Quando un settore o un Paese ha già corso molto, il mercato ha incorporato molte aspettative positive nei prezzi. Questo significa che gran parte delle buone notizie è già scontata. Per ottenere ulteriori rendimenti significativi, non basta che le cose vadano bene: devono andare meglio del previsto, ed è qui che nasce il problema.

Investire in queste condizioni diventa più complesso perché il margine di errore si riduce drasticamente. Anche risultati solidi possono non essere sufficienti a sostenere ulteriori rialzi se non superano le attese del mercato. È un concetto che vale per la Corea del Sud, per le banche europee, per i metalli e per qualunque altro tema che ha attirato molta attenzione.

In altre parole, più si compra caro, più serve che tutto vada perfettamente. Basta una delusione, anche modesta, per innescare fasi di correzione o lunghi periodi di rendimenti inferiori alla media.

ETF tematici: entusiasmo iniziale e delusioni frequenti

Gli ETF tematici rappresentano molto bene questo meccanismo. Spesso vengono lanciati quando un tema è già diventato popolare, dopo forti rialzi e con una narrativa ormai ben conosciuta dal mercato. In questi casi succede frequentemente che:

  • attirano capitali nel momento meno favorevole
  • faticano a mantenere le promesse iniziali
  • finiscono per sottoperformare gli indici più ampi

 

Il problema non è solo la performance. Quando l’interesse cala e i flussi si riducono, molti ETF tematici diventano poco sostenibili e vengono chiusi. Questo espone l’investitore a un rischio aggiuntivo: non avere nemmeno il tempo necessario per recuperare, perché lo strumento viene liquidato prima che il ciclo possa girare a favore.

È uno scenario spesso sottovalutato, ma molto rilevante per chi investe senza una visione di lungo periodo.

Se inseguire i migliori ETF del 2025 non funziona, cosa fare?

La risposta è meno emozionante, ma molto più efficace: accettare di non sapere chi vincerà domani e costruire un portafoglio pensato per funzionare in contesti diversi, non solo nello scenario ideale.

Questo approccio si basa su pochi principi chiave:

  • ampia diversificazione tra asset, settori e aree geografiche
  • attenzione ai costi, che nel tempo incidono più di quanto si pensi
  • disciplina, soprattutto nei momenti difficili
  • coerenza con i propri obiettivi e con l’orizzonte temporale

 

La diversificazione non elimina le fasi negative, che fanno parte del percorso di ogni investitore, ma riduce drasticamente la probabilità di fare errori irreversibili, come concentrare troppo il rischio su un singolo tema o inseguire i rendimenti nel momento sbagliato.

Investire bene non è indovinare il colpo dell’anno

Investire bene non significa individuare ogni anno l’ETF che farà +100% o inseguire il tema che in quel momento domina le classifiche. Quello non è investimento, è speculazione basata sul passato, spesso guidata dall’emotività più che da un ragionamento strutturato.

Un buon investimento nasce da un processo, non da una previsione. Un processo che tiene conto di ciò che non possiamo controllare (i mercati, i cicli, le crisi, le mode) e che si concentra invece su ciò che è davvero sotto il nostro controllo: diversificazione, costi, disciplina e coerenza con i propri obiettivi.

Un portafoglio ben costruito difficilmente farà notizia. Non sarà quello che compare nelle classifiche dei migliori ETF dell’anno, ma sarà quello che resiste meglio agli errori, alle fasi negative e alle decisioni impulsive. Ed è proprio questa capacità di evitare gli errori più costosi a fare la vera differenza nel lungo periodo.

La realtà è che la maggior parte dei rendimenti non si perde perché si sceglie l’ETF sbagliato, ma perché si investe nel momento sbagliato, con le aspettative sbagliate e senza una strategia chiara. Inseguire ciò che ha appena fatto il botto può sembrare razionale, ma statisticamente è uno dei comportamenti meno premianti per l’investitore medio.

Un approccio più sobrio, meno emozionante e più strutturato può sembrare noioso, ma è quello che massimizza le probabilità di arrivare davvero agli obiettivi finanziari, senza dipendere dalla fortuna o dall’illusione di prevedere il prossimo trend vincente.

In finanza, come spesso nella vita, non vince chi corre più veloce per un tratto, ma chi riesce a restare in gioco abbastanza a lungo.

FAQ – Domande frequenti sugli ETF e sui rendimenti elevati

Dipende dal ruolo che quell’ETF deve avere nel portafoglio. Investire solo perché ha reso molto di recente espone al rischio di entrare dopo il rally, quando il potenziale è già in parte esaurito.

Non esiste una risposta unica, ma segnali comuni sono forti afflussi di capitali, valutazioni elevate rispetto alla storia e aspettative di crescita molto ottimistiche già incorporate nei prezzi.

Non necessariamente. Il problema nasce quando queste esposizioni diventano troppo grandi rispetto al portafoglio complessivo o quando vengono acquistate solo per inseguire i rendimenti recenti.

Spesso no. Molti ETF tematici sono ciclici, concentrati e legati a mode di mercato. Possono avere senso solo come piccola parte di un portafoglio ben diversificato.

Sì, ma come strumento di diversificazione e protezione, non come asset principale per la crescita del capitale.

Avere un piano chiaro, una strategia definita e un portafoglio coerente con i propri obiettivi riduce drasticamente la tentazione di inseguire i trend del momento.

Dopo forti rialzi, un approccio graduale può aiutare a ridurre il rischio di timing sbagliato, ma la scelta dipende sempre dal contesto e dagli obiettivi personali.

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Davide Ravera
Ciao! Sono Davide Ravera, autore di questo articolo, consulente finanziario indipendente iscritto all’Albo OCF e Chartered Financial Analyst®. Come consulente autonomo lavoro nell’esclusivo interesse dei miei clienti, affiancandoli nella gestione degli investimenti e nelle scelte finanziarie più importanti. Se desideri iniziare un percorso di consulenza con me, puoi prenotare qui sotto la tua prima chiamata gratuita.
Andrea Bussoletti Consulente Finanziario Indipendente Futura SCF

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