5 Tipi di ETF in cui NON investire
Scoprire gli ETF giusti può essere la chiave per un portafoglio di successo, ma non tutti gli ETF meritano il tuo investimento. In questo articolo, esploro il mondo degli ETF, evidenziando 5 tipi che potrebbero non essere adatti a tutti gli investitori. Che si tratti di complessità, scarsa liquidità o inefficienza fiscale, ti fornirò tutte le informazioni di cui hai bisogno per fare scelte informate.
Come Consulente Finanziario Indipendente, non ricevo pagamenti dagli emittenti di ETF citati. La mia analisi è guidata esclusivamente dall’efficienza dello strumento per il cliente, non da accordi commerciali.
Prima di partire, se non sai cosa sono gli ETF e come sceglierli, ti consiglio di leggere questo articolo.
Davide Ravera
Tabella dei Contenuti
Molti cercano ETF da evitare sperando di trovare una lista esatta di strumenti da bandire. In realtà, quasi sempre il problema non è l’ETF in sé, ma come viene usato. Alcuni tipi di ETF sono più facili da comprare per moda, più difficili da capire davvero, oppure più costosi in modo invisibile (spread, fiscalità, meccanismi interni).
L’obiettivo di questa guida è semplice: aiutarti a riconoscere le 5 categorie che più spesso creano errori nei portafogli reali, soprattutto quando si investe da privati senza un metodo. Non per demonizzarle, ma per capire quando hanno senso e quando invece rischi di pagare caro (in volatilità, rendimento perso o inefficienze fiscali).
Per partire subito in modo pratico, qui sotto trovi una panoramica veloce, 5 tipi di ETF che personalmente evito nella maggior parte dei casi, i segnali per riconoscerli, e le rare situazioni in cui possono anche essere una scelta sensata.
Successivamente esploreremo ogni casistica nel profondo.
| Tipo di ETF | Perché spesso è un problema | Segnali pratici da controllare | Quando può avere senso (eccezioni) |
|---|---|---|---|
| Tematici | Rischio di comprare ETF di moda a prezzi alti ; concentrazione elevata | Settore troppo specifico, poche aziende, performance trainata da hype, forte correlazione tra i titoli | Se hai già un core solido e lo usi come satellite piccolo con orizzonte lungo e regole chiare |
| Di nicchia con AUM basso | Rischio chiusura/fusione ; spread più alto ; liquidità scarsa | AUM molto basso, volumi ridotti, spread largo, tracking non stabile | Se è l’unico modo efficiente per coprire un’esposizione necessaria e lo strumento è comunque robusto |
| A distribuzione | In Italia spesso fiscalmente inefficiente, paghi tasse man mano e perdi compounding | Yield alto, distribuzioni frequenti, rendimento totale non superiore alla versione accumulo | Se ti serve psicologicamente per disciplina/controllo spesa o per obiettivi specifici (con pianificazione fiscale) |
| Complessi (leva/inversi) | Non sono da cassettista, necessario ribilanciamento giornaliero causa volatilità | Leva x2/x3, inversi, avvertenze su ribilanciamento | Solo tattici, con size piccola, orizzonte breve, regole d’uscita e consapevolezza del rischio |
| Con strategie su opzioni | Cedole alte ma spesso rinunci a upside, rischia di deludere sul lungo | Nome tipo covered call/buy-write, distribuzioni elevate, rendimento totale inferiore al benchmark in bull market | Se obiettivo è ridurre volatilità o monetizzare un mercato laterale, sapendo cosa stai sacrificando |
ETF tematici: perché spesso deludono
La prima importante parte di ETF da evitare sono gli ETF tematici. Se decidiamo di investire in ETF tematici, stiamo decidendo di sovrappesare un determinato tema o comunque una determinata industria all’interno del mercato. Quando sovrappesiamo qualcosa all’interno del portafoglio, dobbiamo sempre chiederci il perchè. Perchè nello specifico pensiamo che questo determinato tema possa rendere più del mercato? Alcuni studi dimostrano in realtà che questo tipo di ETF ha un alpha negativo in media in seguito a cinque anni dall’emissione, tra il -3,8% e il -1,5% a seconda del modello di analisi che si considera.
Si tratta di un alpha negativo molto importante. In realtà però, è molto facile da spiegare. Quando ci sarà il mercato per l’ETF tematico? Probabilmente quando c’è un maggior interesse sul mercato. Quando c’è un maggior interesse sul mercato? Quando i prezzi sono cresciuti tanto, e quindi quando i componenti di questi ETF tematici sono già cari.
Concludendo, gli ETF tematici sono un chiaro strumento di marketing per gli emittenti, così come uno strumento per accumulare costi maggiori perchè solitamente il TER di questa tipologia di strumenti è tendenzialmente molto più elevato rispetto ad altre tipologie di ETF. Considerate che gli ETF tematici occupano infatti circa un 18% della capitalizzazione del mercato degli ETF, ma allo stesso tempo contano per il 36% dei costi.
Esempio reale: Consideriamo l’iShares Global Clean Energy UCITS ETF (INRG). Tra il 2020 e l’inizio del 2021, sulla scia dell’entusiasmo per le politiche green, il fondo ha registrato afflussi massicci e prezzi alle stelle. Tuttavia, negli anni successivi (2022-2024), mentre il mercato azionario globale segnava nuovi massimi, questo ETF ha perso oltre il 30% del suo valore. Questo è il tipico caso in cui l’investitore entra quando il tema è già “caro” e l’hype è al culmine, subendo l’alpha negativo citato.
ETF di nicchia piccoli: rischio chiusura e impatto fiscale
La seconda tipologia di ETF da evitare sono gli ETF di nicchia a bassa capitalizzazione. Questa non è una massima assoluta, ma è una cosa da considerare nel momento della selezione perchè questa tipologia di ETF ha un rischio delisting molto più elevato. Infatti, un ETF che raccoglie pochi introiti potrebbe avere molti più costi dei suoi guadagni, e quindi essere dismesso dall’emittente perchè non conveniente.
Considerate comunque che se un ETF in cui avete investito viene delistato non andrete a perdere i vostri soldi, semplicemente gli asset al suo interno verranno liquidati e voi riceverete il risultato di queste liquidazioni. Il problema principale di questo saranno poi gli effetti fiscali generati, ossia eventuali plus e minus valenze da compensare.
Esempio reale: Il caso del Rize Education Tech and Digital Learning ETF. Lanciato durante il boom della didattica a distanza, non è mai riuscito a raggiungere una massa critica di capitali (AUM). Nel 2023, l’emittente (acquisito da ARK Invest) ha dovuto procedere alla chiusura e liquidazione di diversi ETF della gamma, tra cui questo, a causa della scarsa redditività del fondo. Gli investitori si sono ritrovati con le posizioni chiuse forzatamente, dovendo gestire la liquidità e l’eventuale tassazione imprevista.
ETF a distribuzione: perché in Italia spesso sono inefficienti
Su questo qualcuno non sarà d’accordo, ma devo comunque inserirlo. La terza tipologia di ETF su cui non investire per me sono gli ETF a distribuzione. Gli ETF a distribuzione non sono da evitare a livello assoluto, ma se si è residenti fiscali in Italia tendenzialmente sono da evitare. Infatti, la tassazione che abbiamo sul dividendo è uguale a quella che abbiamo sul capital gain (ossia il 26%). La differenza però è che ricevendo un dividendo verremo tassati completamente, mentre vendendo quote di un ETF ad accumulo verremo tassati sulla quota marginale di capital gain.
Quindi, se avessimo ad esempio un 100% del capital gain nel momento in cui andremo a vendere 50% della vendita sarà quota capitale e 50% sarà rendimento, verremo quindi tassati del 26% sul totale del rendimento, quindi del 13% in totale. Nello specifico, questo ci permette di posticipare tantissime imposte da pagare.
Se sei interessato ad approfondire la differenza tra ETF a distribuzione e ad accumulo, ti consiglio di leggere questo articolo. Nel video qua sotto invece trovi una simulazione che ho fatto per comparare le due tipologie di ETF.
Esempio reale: Confrontiamo due versioni dello stesso indice: il Vanguard FTSE All-World. La versione a distribuzione (VWRL) e quella ad accumulo (VWCE). Un investitore italiano che detiene 50.000€ su VWRL e riceve un dividendo del 2% (1.000€), vedrebbe immediatamente sottratti 260€ dallo Stato (tassazione del 26%). Chi detiene VWCE, invece, vede quei 1.000€ reinvestiti integralmente nel fondo: quei 260€ risparmiati ogni anno continueranno a produrre interessi per decenni grazie alla capitalizzazione composta.
ETF che non si comprendono
La quarta tipologia di ETF da evitare sono gli ETF che non si comprendono. A meno che non si sia supportati da un professionista infatti, a livello comportamentale è essenziale investire su strumenti che si comprendono a pieno. Ci sono migliaia di ETF scambiati sul mercato europeo, ed è normale che qualcuno sia difficile da comprendere. Purtroppo capire come funzionano questi ETF è più difficile da capire rispetto ad esempio ad un ETF pesato per capitalizzazione di mercato, quindi semplicemente dove la percentuale di investimento sulle singole azione dipende dalla loro quotazione sui mercati.
Se non conosciamo questi strumenti e non siamo supportati da qualcuno che li conosca, il rischio è quello di investire per FOMO. Al contrario poi, nel caso in cui le cose non dovessero andare bene, il rischio è quello di farsi prendere di più dal panico perchè non sappiamo effettivamente come funziona lo strumento e quindi venderlo nel caso in cui vediamo il prezzo scendere.
Esempio reale: Gli ETF Inverse (Short) sul Nasdaq o S&P 500, come il WisdomTree NASDAQ 100 3x Daily Short. Molti investitori alle prime armi li acquistano pensando di “proteggersi” dai cali, senza capire il meccanismo del “compounding negativo” giornaliero. Se il mercato oscilla lateralmente, questi strumenti perdono valore anche se l’indice non si è mosso, a causa del ribilanciamento quotidiano delle leve. Senza una comprensione tecnica, si rischia di vedere il capitale azzerato anche in mercati non direzionali.
ETF con opzioni: cedole alte, rendimento totale più basso?
La quinta tipologia di ETF da evitare sono ETF che utilizzano strategie con opzioni. Questo non è da considerare in maniera assoluta, se lo si fa consapevolezza può anche andare bene. Allo stesso tempo però, ci sono una serie di ETF che per me sarebbe meglio evitare. Ad esempio, acquistare un ETF che vende opzioni call perchè ci da un dividendo molto più elevato rispetto all’indice è una cosa da evitare totalmente.
Spesso la vendita di opzioni può sembrare una manna dal cielo, noi semplicemente vendiamo opzioni, riceviamo un extra reddito e quindi avremo un rendimento superiore. In realtà non è proprio così, perchè in realtà la nostra vendita di opzioni va solo ad alimentare un altro payoff. Da una parte avremo un rendimento sicuro, però dall’altra stiamo vendendo in qualche modo la parte destra (quella positiva) della distribuzione dei rendimenti del nostro strumento, quindi sappiamo già che a un prezzo determinato noi venderemo tutti i rendimenti e non ci aggiudicheremo quindi i rendimenti superiori.
Questo mancato rendimento dello strumento è a sua volta un rendimento negativo. Inoltre, spesso questi rendimenti vengono distribuiti e non accumulati quindi di nuovo ci troveremo ad avere dividendi altissimi che vengono tassati e uno strumento che avrà rendimenti di apprezzamento del capitale decisamente mediocri.
Esempio reale: Il Global X NASDAQ 100 Covered Call UCITS ETF (QYLD). Questo strumento è molto popolare perché distribuisce dividendi mensili a doppia cifra vendendo opzioni “Call” sul Nasdaq 100. Tuttavia, se guardiamo il rendimento totale, l’ETF cresce molto meno dell’indice Nasdaq durante i mercati rialzisti, perché la vendita delle opzioni “taglia” i guadagni oltre una certa soglia. L’investitore si illude di guadagnare molto dalle cedole, ma si ritrova con un capitale che non cresce o che fatica a recuperare dopo i crolli.
Cosa controllare prima di comprare un ETF
Oltre alle categorie sopra citate, prima di investire assicurati che lo strumento superi questi tre test di qualità:
AUM (Assets Under Management) > 100 milioni: sotto questa soglia, il rischio che l’ETF venga chiuso dall’emittente perché non profittevole aumenta drasticamente.
Spread Bid-Ask contenuto: se la differenza tra prezzo di acquisto e vendita è troppo alta, stai pagando un costo nascosto “all’ingresso” che peserà sul rendimento finale.
Replica fisica vs sintetica: se non sei un investitore esperto, prediligi la replica fisica (dove il fondo possiede realmente i titoli) per evitare il rischio controparte tipico della replica sintetica (swap).
Di seguito trovi i principali elementi da utilizzare in una checklist prima di comprare un ETF.
| Cosa controllare | Perché conta davvero | Soglia/indicazione semplice | Dove lo trovi |
|---|---|---|---|
| AUM (patrimonio) | Più è piccolo, più aumenta rischio di chiusura e costi impliciti | Idealmente alto; sotto certe soglie serve prudenza | Scheda ETF / KID / sito emittente |
| Spread denaro–lettera | È un costo invisibile all’acquisto/vendita | Più è stretto, meglio è (specie su PAC) | Book/quotazioni broker |
| Volumi / liquidità | Se scambi poco, entri/esci peggio e paghi di più | Meglio volumi regolari e continui | Dati mercato / broker |
| TER | Costi annui: sul lungo fanno differenza | Più basso è, meglio è (a parità di esposizione) | Scheda ETF / KID |
| Replica (fisica/sintetica) | Cambia il tipo di rischio e la meccanica | Non è bene/male, l’importante è capirlo e scegliere consapevolmente | KID / factsheet |
| Overlap col portafoglio | Più ETF ≠ più diversificazione | Se due ETF si muovono uguale, uno è di troppo | Portfolio tool / foglio Excel |
| Distribuzione vs accumulo | Impatta tasse e interesse composto | In genere accumulo per crescita; distribuzione solo se serve davvero | Scheda ETF / KID |
Il ruolo della consulenza finanziaria indipendente
Identificare gli ETF da evitare è solo il primo passo. Il vero valore non risiede nel singolo strumento, ma in come questo si incastra nella tua Asset Allocation complessiva. Molte banche propongono ETF proprietari o fondi mascherati da ETF che nascondono costi elevati.
Scegliere un consulente finanziario indipendente ti permette di avere un’analisi imparziale sul tuo portafoglio attuale, eliminando gli strumenti inefficienti (come quelli elencati in questo articolo) e sostituendoli con soluzioni a basso costo che lavorano esclusivamente per i tuoi obiettivi di lungo periodo.
Conclusione: dallo strumento alla strategia
Saper individuare gli ETF da evitare è il primo passo per proteggere i propri risparmi, ma la vera sfida non è solo scegliere il “titolo” giusto, è costruire una strategia d’insieme. Molti degli strumenti che abbiamo analizzato in questo articolo sono purtroppo i preferiti dai canali bancari tradizionali, poiché la loro complessità e i costi elevati servono spesso a remunerare l’intermediario piuttosto che l’investitore.
Investire con consapevolezza significa capire che ogni euro risparmiato in commissioni inutili o in tasse differite è un euro che lavorerà per la tua crescita futura. Un portafoglio solido non ha bisogno di “effetti speciali” o dell’ultimo tema di tendenza, ma di efficienza, diversificazione e disciplina.
FAQ: Domande frequenti su ETF su cui NON investire
Perché gli ETF tematici sono spesso sconsigliati?
Gli ETF tematici (come quelli su AI, Green Energy o Metaverso) tendono ad avere costi di gestione (TER) molto più alti rispetto agli ETF indicizzati classici. Inoltre, vengono spesso lanciati quando un settore è già ai massimi storici dell’attenzione mediatica e dei prezzi. Questo espone l’investitore al rischio di acquistare asset sopravvalutati, portando storicamente a rendimenti inferiori rispetto al mercato globale (Alpha negativo).
Cosa succede se un ETF in cui ho investito viene delistato?
In caso di delisting o chiusura del fondo, non perdi il tuo capitale. L’emittente liquida i titoli sottostanti e rimborsa agli investitori il valore monetario delle quote. Il vero rischio è l’inefficienza fiscale: la liquidazione forzata ti costringe a pagare immediatamente il 26% di tasse sulle eventuali plusvalenze, interrompendo la strategia di crescita a lungo termine e il differimento fiscale.
Come posso capire se un ETF è troppo piccolo e rischioso?
Un parametro affidabile è la dimensione del fondo (AUM – Assets Under Management). In genere, un ETF con meno di 100 milioni di euro di capitalizzazione è considerato “a rischio” perché potrebbe non essere profittevole per l’emittente. Prima di investire, controlla sempre la massa gestita su portali come JustETF o Morningstar per ridurre le probabilità di chiusura del fondo.
Perché in Italia gli ETF ad accumulo sono preferibili a quelli a distribuzione?
Per un investitore residente in Italia, gli ETF ad accumulo sono fiscalmente più efficienti. Negli ETF a distribuzione, ogni dividendo viene tassato immediatamente al 26%. Negli ETF ad accumulo, invece, il dividendo viene reinvestito lordo all’interno del fondo: questo ti permette di posticipare la tassazione al momento della vendita finale, lasciando che anche la quota destinata alle tasse continui a generare interesse composto per te.
Qual è il costo massimo "accettabile" per un buon ETF?
Per un ETF azionario globale core (come un MSCI World), il costo annuo (TER) dovrebbe oscillare tra lo 0,07% e lo 0,20%. Se un ETF passivo presenta costi superiori allo 0,40% o 0,50%, deve esserci una motivazione strategica molto valida, altrimenti si tratta di uno strumento inefficiente che eroderà significativamente il tuo rendimento netto nel tempo.
Un consulente indipendente come può aiutarmi nella scelta degli ETF?
A differenza delle banche, un consulente finanziario indipendente non riceve commissioni dagli emittenti di ETF (iShares, Vanguard, Lyxor, ecc.). Il suo compito è analizzare oggettivamente migliaia di strumenti per selezionare solo quelli con i costi più bassi, la migliore liquidità e la massima efficienza fiscale per il tuo portafoglio, agendo esclusivamente nel tuo interesse.