Stai riflettendo sul tuo futuro e vorresti diventare consulente finanziario, ma non hai ben chiara la differenza tra le varie figure e gli adempimenti fiscali necessari come consulente? In questo articolo cercheremo di comprendere le varie opzioni lavorative e di sfatare qualche mito sulla partita IVA per consulenti finanziari. L’obiettivo finale sarà quello di capire come deve amministrare fiscalmente la sua attività un consulente finanziario.
Io sono Davide Ravera, sono un consulente finanziario indipendente, e in questo articolo parliamo del lavoro del consulente finanziario e dei suoi adempimenti fiscali. Spero questo articolo possa supportare tanti futuri consulenti nella valutazione di una attività imprenditoriale, voglio trattare in particolare della mia esperienza, con qualche pillola più tecnica, ovvero:
- Chi è il consulente finanziario indipendente e la differenza rispetto al consulente bancario e il consulente abilitato all’offerta fuori sede;
- Cos’è la partita iva, come ho aperto la partita iva e quali potrebbero essere le soluzioni per chi vuole diventare consulente finanziario.
Se stai valutando di aprire la Partita IVA come consulente finanziario, di solito le domande vere sono sempre le stesse: mi serve davvero? quanto mi costa? quale codice ATECO devo usare? e il forfettario conviene?
Qui trovi una guida operativa aggiornata, con esempi numerici e una checklist per evitare gli errori tipici (quelli che poi si pagano con interessi…).
In 60 secondi: cosa devi sapere
Nella maggior parte dei casi, se lavori in autonomia, la Partita IVA serve.
Il primo bivio è il regime fiscale. Se rientri nei requisiti, il forfettario è spesso la scelta più semplice.
Se non hai una cassa di categoria, i contributi finiscono spesso in INPS – Gestione Separata con aliquote comunicate annualmente.
Attenzione al codice ATECO: con ATECO 2025 la consulenza finanziaria è stata dettagliata in modo più chiaro. Dal 1° aprile 2025, il codice ATECO corretto da utilizzare per l’attività di consulenza finanziaria indipendente è il 70.20.09 (“Consulenza imprenditoriale e altre attività n.c.a.”).
Differenze tra consulente finanziario indipendente e dipendente
Iniziamo quindi parlando di tre figure distinte, il consulente bancario, il consulente abilitato all’offerta fuori sede (ex promotore) e il consulente finanziario autonomo. I tre hanno tutti a che fare con le finanze personali e forniscono consulenza finanziaria ai loro clienti. Tuttavia, ci sono alcune differenze significative tra di loro.
In primo luogo, il consulente bancario dipendente è appunto dipendente e non opera in partita IVA, bensì viene stipendiato dalla banca. Qua abbiamo la prima differenza con le altre figure, ossia avremo consulenti che lavorano in proprio (con o senza mandato di una istituzione finanziaria) e consulenti dipendenti.
Una prima scelta da prendere all’inizio della carriera è quindi piuttosto personale, ossia la preferenza tra il lavoro in proprio e quello da dipendente. Infatti, ci potrebbe essere chi, ritrovandosi con una mentalità maggiormente imprenditoriale, si sente più adatto in un lavoro con partita iva. Al contrario qualcun altro potrebbe trovarsi meglio come dipendente per le maggiori motivazioni di una realtà aziendale di un certo tipo e il tipo di lavoro che solitamente può dare più possibilità di staccare al di fuori delle giornate e degli orari di lavoro.
Tipologie e differenze di consulenti a cui affidarsi
Ma parliamo delle differenze anche nella professione.
- Innanzitutto, il consulente bancario lavora per una banca o un’istituzione finanziaria e offre consulenza ai clienti della banca sui prodotti e servizi finanziari disponibili. Lavorando direttamente per la banca, comprendiamo già quali potrebbero essere le priorità di questo consulente… In questo caso parliamo di consulenti dipendenti.
- Il consulente abilitato all’offerta fuori sede, ex-promotore finanziario, ha un profilo simile al consulente bancario, ma è appunto inquadrato come libero professionista. Questi sono autorizzati a offrire consulenza e vendere prodotti finanziari ai loro clienti. In questo caso possono offrire prodotti di diverse società di investimento e di conseguenza può cambiare la remunerazione
- Il consulente finanziario autonomo è completamente indipendente e lavora per conto proprio. Gli autonomi sono autorizzati a offrire la gamma completa di prodotti finanziari a seconda del profilo del cliente e non sono legati ad alcuna istituzione finanziaria specifica. Inoltre, sono tenuti ad agire sempre nell’interesse del loro cliente e non hanno obblighi nei confronti di un terzo datore di lavoro.
La figura del consulente finanziario autonomo regolamentata dall’albo OCF a cui viene appunto richiesto un requisito di indipendenza, ossia non trovarsi in situazione di conflitto d’interessi con emittenti o intermediari di prodotti finanziari.
In sintesi, sebbene tutti questi professionisti forniscano consulenza finanziaria, le differenze principali tra loro sono il tipo di azienda per cui lavorano e il livello di indipendenza che hanno. Solo il consulente finanziario autonomo è completamente indipendente e lavora esclusivamente nell’interesse del suo cliente.
Questa distinzione era necessaria per chiarire le differenze tra le varie professioni. Ora ipotizziamo che tu sia un futuro consulente e abbia compreso che la figura del consulente finanziario abilitato all’offerta fuori sede o quella del consulente finanziario indipendente facciano al caso tuo. In questo caso dovrai per forza di cose aprire partita IVA per i tuoi adempimenti fiscali. Infatti dovrai nel caso del consulente abilitato fatturare il tuo dovuto alla tua banca o assicurazione di riferimento, mentre nel caso del consulente indipendente fatturare direttamente i tuoi compensi ai clienti.
Cos’è la partita IVA
La partita IVA è un codice univoco di 11 cifre che permette di identificare un soggetto che svolge attività rilevanti ai fini di imposizione fiscale. Se svolgete una attività autonomamente, o se avete una azienda, sarà necessario aprire una partita IVA per fatturare e dichiarare regolarmente tutti i compensi che riceverete da soggetti terzi come dicevamo. Soprattutto se, per esempio, avete appena superato l’esame da consulente finanziario e state iniziando a lavorare in proprio.
Mi piacerebbe sfatare un mito riguardo alla partita IVA. In Italia si parla della libera professione associandola spesso alle rogne burocratiche. In realtà, almeno per iniziare, gestire un’attività è a mio parere relativamente semplice, così come assolverne gli obblighi.
La mia esperienza con la partita IVA
Anch’io, come professionista, ho aperto la Partita IVA nel 2014. Nel 2021, quando sono diventato consulente finanziario indipendente, mi è bastato aggiornare l’attività, modificando il codice ATECO primario: una sequenza di numeri che identifica in modo ufficiale che tipo di lavoro svolgi con la Partita IVA.
Il punto importante è che il codice ATECO cambia in base alla tipologia di consulenza che svolgi. In linea generale:
70.22.09 – Consulente finanziario indipendente: “Altre attività di consulenza imprenditoriale e amministrativo-gestionale”
66.19.21 – Consulente finanziario abilitato all’offerta fuori sede: “Attività di consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede”
È importante selezionare correttamente il codice, perché determina anche il regime fiscale applicabile.
Nuovo codice ATECO 2025 per Consulenti Finanziari
Con l’entrata in vigore della nuova classificazione ATECO 2025 (operativa da Aprile 2025), la consulenza finanziaria viene finalmente mappata in modo più preciso: ISTAT introduce la categoria 66.19.2 – Attività di consulenza finanziaria e, soprattutto, distingue tra 66.19.21 (consulenza finanziaria fornita da consulenti abilitati all’offerta fuori sede) e 66.19.22 (altre attività di consulenza finanziaria).
In pratica, per molti professionisti che in passato erano inquadrati con codici più generici (es. consulenza gestionale/organizzativa), oggi ha più senso allinearsi a un codice coerente con la consulenza finanziaria vera e propria. L’indicazione “fuori sede = 66.19.21” è stata anche ribadita da ANASF, che segnala la continuità di quel codice per i consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede.
In ogni caso, prima di fare un cambio alla cieca, la cosa più intelligente è validare la scelta con il commercialista. Il codice corretto dipende da come svolgi concretamente l’attività e da eventuali attività accessorie dichiarate. Di seguito trovi una tabella utile che ti può guidare nella scelta.
| Situazione tipica | Codice ATECO 2025 | Descrizione | Nota pratica |
|---|---|---|---|
| Consulente finanziario abilitato all’offerta fuori sede | 66.19.21 | Attività di consulenza finanziaria fornite da consulenti abilitati all’offerta fuori sede | Di solito è il riferimento standard per chi lavora come OCF fuori sede |
| Consulenza finanziaria non inquadrabile come fuori sede / altre attività di consulenza finanziaria | 66.19.22 | Altre attività di consulenza finanziaria | Utile quando l’attività non ricade nel perimetro fuori sede; va validato col commercialista |
| Quando hai attività miste (es. consulenza finanziaria, formazione/marketing) | ATECO primario e secondario | Dipende da cosa fai prevalentemente | La scelta impatta gestione e coerenza; evita codici generici a caso |
Regime forfettario 2026: soglie e regole che devi sapere
Nel 2026 il regime forfettario resta, per molti consulenti che avviano l’attività, la soluzione più semplice da gestire per:
- meno burocrazia
- tassazione più lineare
- stima dei flussi molto più prevedibile rispetto all’ordinario
Il punto chiave da ricordare è la soglia degli 85.000€ di ricavi/compensi. Se resti entro questo limite, in genere puoi accedere (o rimanere) nel forfettario; se lo superi ma non oltrepassi i 100.000€, di norma il passaggio al regime ordinario avviene dall’anno successivo.
Se invece superi 100.000€, l’uscita può essere immediata nell’anno, con tutte le conseguenze pratiche del caso (IVA e adempimenti ordinari sulle operazioni successive). Un altro aspetto spesso sottovalutato è che il forfettario non dipende solo dal fatturato. Esistono anche requisiti soggettivi (ad esempio legati a eventuali redditi da lavoro dipendente o a specifiche condizioni di esclusione), quindi prima di partire conviene sempre fare una verifica rapida con il commercialista, soprattutto se stai passando gradualmente da dipendente a autonomo.
Trovi di seguito una tabella riassuntiva che ti può aiutare a comprendere meglio le soglie.
| Ricavi/compensi annui | Cosa succede | Impatto pratico (in parole semplici) | Cosa fare per non farti male |
|---|---|---|---|
| ≤ 85.000€ | Resti/entri nel forfettario (se hai requisiti) | Regime semplice, tassazione più lineare | Imposta accantonamento mensile |
| 85.000€ – 100.000€ | Uscita dal forfettario dall’anno successivo | Devi prepararti a regime ordinario (IVA/adempimenti) l’anno dopo | Pianifica transizione e prezzi/contratti |
| > 100.000€ | Uscita immediata nell’anno | Scattano regole ordinarie sulle operazioni successive | Qui serve gestione attiva con commercialista (cashflow + IVA) |
Partita IVA consulenti finanziari: errori comuni da evitare
Quando apri una Partita IVA, gli errori non si pagano in teoria: si pagano in soldi, spesso mesi dopo, quando arrivano acconti, conguagli o comunicazioni che nessuno si aspettava.
Il primo sbaglio tipico è scegliere un codice ATECO poco coerente con l’attività reale, all’inizio può sembrare un dettaglio, ma può creare problemi di inquadramento e rendere più confusa la gestione fiscale e amministrativa.
Un secondo errore molto comune è confondere fatturato e reddito imponibile, nel regime forfettario il reddito non coincide con i ricavi, e se ragioni a occhio rischi di spendere troppo e accorgerti tardi che tra tasse e contributi INPS l’impegno è più alto del previsto.
Terzo punto, sottovalutare le soglie del forfettario e non pianificare cosa succede quando cresci; il passaggio all’ordinario può essere gestibile, ma solo se lo prevedi per tempo.
Infine, l’errore più costoso di tutti è ignorare gli acconti (imposte e contributi) e non mettere da parte liquidità mese per mese. Il risultato è sempre lo stesso, un primo anno leggero e un secondo anno che sembra una mazzata, quando in realtà era solo mancanza di pianificazione.
Come gestire la propria attività di consulente
Se stai pensando di avviare la tua attività di consulenza finanziaria indipendente, potresti chiederti da dove iniziare concretamente. Puoi partire da zero, costruendoti progressivamente una base clienti e una buona reputazione, magari sfruttando canali come social network, blog o YouTube. Inizialmente potrebbe essere utile portare avanti un’altra attività lavorativa che ti garantisca una certa stabilità economica mentre cresci.
Un’altra possibilità è cominciare collaborando con una rete di promotori finanziari: acquisirai esperienza e una clientela iniziale che poi potrai portare con te quando deciderai di passare all’indipendenza completa.
Il mio consiglio personale è di non temere eccessivamente i rischi. È fondamentale uscire dalla propria zona di comfort, pianificare bene il percorso e valutare con frequenza i tuoi obiettivi. Ricorda anche che non esistono scelte definitive: puoi sempre rivedere la tua decisione nel tempo.
Per quanto mi riguarda, la soddisfazione di lavorare esclusivamente nell’interesse dei clienti rende la mia scelta di indipendenza la migliore che potessi fare, e non tornerei mai indietro.
Se invece vuoi accelerare il percorso e non sentirti da solo nella fase più delicata, puoi valutare di entrare in una struttura che ti permetta di crescere davvero come indipendente. In Futura SCF stiamo cercando consulenti finanziari indipendenti (o professionisti che vogliono diventarlo) che abbiano voglia di costruire un progetto serio e sostenibile nel tempo.
L’idea è semplice, mettere a disposizione un contesto professionale con processi, supporto e un metodo di lavoro orientato alla qualità, così tu puoi concentrarti su ciò che conta davvero: competenze, relazione col cliente e costruzione del tuo portafoglio clienti.
Se ti riconosci in questo approccio e vuoi capire se c’è un fit, puoi contattarci e raccontarci in breve chi sei, dove sei nel percorso e che tipo di consulente vuoi diventare.
FAQ: Domande frequenti su Partita IVA per Consulenti Finanziari
Quanto costa aprire una partita IVA per un consulente finanziario?
L’apertura di una partita IVA è gratuita. Tuttavia, è consigliabile rivolgersi a un commercialista per la consulenza iniziale, che avrà un costo variabile.
Posso lavorare come consulente finanziario indipendente senza iscrizione all'albo OCF?
No, è obbligatorio iscriversi all’albo OCF per esercitare la professione di consulente finanziario indipendente.
Quale regime fiscale conviene adottare per un consulente finanziario?
Spesso i consulenti finanziari adottano il regime forfettario, molto vantaggioso per chi inizia, grazie ad aliquote fiscali ridotte e minori adempimenti burocratici.
Un consulente indipendente può vendere prodotti finanziari?
No, il consulente finanziario indipendente non vende direttamente prodotti finanziari, ma fornisce esclusivamente consulenza.
Quanto tempo ci vuole per costruire una clientela solida?
Costruire una base clienti solida può richiedere da 1 a 3 anni, a seconda della propria rete di contatti, della capacità di marketing personale e della qualità del servizio offerto.
Come si fatturano le consulenze finanziarie indipendenti?
Le consulenze si fatturano direttamente ai clienti, solitamente tramite fattura elettronica con specifica chiara del servizio svolto.
Posso svolgere attività parallele con la partita IVA da consulente finanziario?
Sì, purché compatibili con il codice ATECO scelto e prive di conflitto di interessi con l’attività principale di consulenza finanziaria.
Quali sono gli obblighi previdenziali per un consulente finanziario indipendente?
I consulenti indipendenti devono iscriversi alla gestione separata INPS e versare contributi in base al reddito dichiarato annualmente.