Perché (NON) conviene il Factor Investing: Pro e Contro da conoscere

Factor investing PRO e CONTRO
Indice

Il factor investing è una delle strategie di investimento più discusse degli ultimi anni. Amato da alcuni, criticato da altri, divide esperti e investitori tra chi lo vede come un modo intelligente per aumentare i rendimenti e chi invece lo considera una complessità inutile.

In questo articolo analizzeremo cosa significa davvero investire nei fattori, i principali vantaggi e rischi, e i punti di vista di due grandi figure del settore: Paul Merriman e Rick Ferri. Alla fine avrai una panoramica completa per capire se questa strategia può fare al caso tuo.

Cos’è il Factor Investing?

Il factor investing consiste nel selezionare titoli sulla base di specifiche caratteristiche (i cosiddetti fattori), che storicamente hanno generato rendimenti extra rispetto al semplice mercato.

I principali fattori utilizzati dagli investitori sono:

  • Value: azioni che hanno un prezzo basso rispetto al loro valore intrinseco.

  • Size: esposizione a società di piccola capitalizzazione.

  • Quality: aziende solide, profittevoli e con bilanci robusti.

  • Momentum: titoli che hanno mostrato performance positive negli ultimi periodi.

Il modello accademico più noto è quello di Fama e French, inizialmente basato su 3 fattori (market, size e value) e poi ampliato a 5. Tuttavia, esistono centinaia di varianti e ulteriori fattori studiati nel tempo.

Paul Merriman e la visione favorevole al factor investing

Paul Merriman, educatore finanziario americano, è tra i principali sostenitori del factor investing. Secondo lui questa strategia può aumentare i rendimenti di lungo periodo grazie a solide basi accademiche e a una lunga evidenza storica. Inserire i fattori in un portafoglio significa, a suo avviso, diversificare meglio, aggiungere asset decorrelati e costruire una struttura più resiliente.

Il suo esempio preferito è quello delle small cap value: dal 1928 hanno generato rendimenti medi annui del 13,2%, anche se con una volatilità superiore al 30%. Nonostante il rischio più alto, in alcuni periodi critici si sono dimostrate preziose. Nella cosiddetta “decade perduta” (2000-2009), ad esempio, l’S&P 500 ha reso in media -2,3% annuo, mentre le small cap value hanno registrato +6,45%.

Per Merriman il vero potenziale emerge con strategie di lungo termine come il dollar cost averaging, che permettono di attraversare interi cicli di mercato. Tuttavia, avverte che non è un approccio adatto a tutti: per sfruttare i fattori servono convinzione e disciplina, altrimenti l’investitore rischia di abbandonare la strategia nei momenti peggiori, perdendo i benefici che si sarebbero manifestati solo più avanti.

Rick Ferri e la visione critica sul factor investing

Di opinione opposta è Rick Ferri, consulente e pioniere del low cost investing. Nella sua visione i benefici del factor investing sono molto più limitati rispetto a quanto spesso si racconta. A suo giudizio, circa l’80% dei rendimenti dipende dal semplice andamento del mercato: i fattori incidono solo sul restante 15-20%. In altre parole, acquistando un indice ampio come l’S&P 500 si cattura già gran parte del rendimento potenziale.

Ferri evidenzia anche diversi rischi: i portafogli fattoriali possono generare tracking error, cioè discostarsi dal mercato per anni interi, spingendo molti investitori ad abbandonarli. È accaduto, ad esempio, con le small cap value, che hanno attraversato periodi di sottoperformance superiori ai 15 anni. Un investitore che non regge la pressione psicologica finisce per vendere nei momenti peggiori, trasformando una strategia teoricamente valida in una perdita reale.

C’è poi il problema della proliferazione dei fattori: oltre 300 individuati in letteratura, molti dei quali frutto di data mining più che di reali motivazioni economiche. Per questo Ferri consiglia un approccio semplice: partire sempre dal “beta first”, ossia dall’esposizione al mercato, e usare i fattori solo come piccola parte accessoria del portafoglio, mai superiore al 25%. Meglio ancora se tramite strumenti multifattoriali con costi bassi e struttura essenziale.

Factor Investing: pro e contro a confronto

Quando si parla di factor investing, emergono chiaramente punti di forza e criticità che vale la pena considerare prima di intraprendere questa strada.

Dal lato positivo, sostenitori come Paul Merriman mettono in evidenza alcuni aspetti centrali:

  • una maggiore diversificazione del portafoglio, grazie all’aggiunta di asset decorrelati;

  • la possibilità di ottenere rendimenti superiori sul lungo periodo, come dimostrato dallo storico delle small cap value;

  • una forma di protezione in alcune fasi di crisi di mercato, dove determinati fattori hanno dimostrato di comportarsi meglio rispetto agli indici tradizionali;

  • l’idoneità di questa strategia per chi ha un orizzonte temporale molto lungo, capace di sfruttare pienamente i cicli dei fattori.

Dall’altro lato, però, critici come Rick Ferri ricordano che esistono diverse insidie:

  • il rischio di attraversare lunghi periodi di sottoperformance rispetto al mercato, anche per oltre un decennio;

  • il fatto che la maggior parte dei rendimenti deriva comunque dal beta di mercato, quindi i fattori aggiungono solo un contributo marginale;

  • la complessità operativa e i costi più elevati di molti strumenti fattoriali, che finiscono per erodere parte del vantaggio atteso;

  • le difficoltà psicologiche degli investitori, che raramente riescono a mantenere fede alla strategia durante anni di risultati inferiori agli indici tradizionali.

In sintesi, il factor investing non è né la soluzione magica per ottenere rendimenti superiori né una strategia da scartare a priori: rappresenta piuttosto un approccio che può funzionare per alcuni profili di investitore, ma che richiede pazienza, convinzione e un’attenta gestione del rischio emotivo.

I rischi spesso sottovalutati

Un aspetto che molti trascurano riguarda le conseguenze psicologiche del factor investing. Alcuni fattori, come lo small cap value, hanno attraversato periodi di sottoperformance lunghi oltre dieci anni. Chi non è preparato mentalmente a resistere a fasi così prolungate tende a vendere, spesso proprio nel momento in cui i fattori iniziano a recuperare. È in questi casi che la differenza tra teoria e pratica diventa più evidente: i rendimenti storici possono essere ottimi, ma solo chi ha avuto la forza di rimanere investito li ha realmente ottenuti.

C’è poi il tema della liquidità: non tutti gli ETF fattoriali sono ampi e scambiati come gli ETF tradizionali. Alcuni hanno volumi ridotti, con spread più ampi tra prezzo di acquisto e di vendita. Questo comporta costi impliciti che si aggiungono alle commissioni di gestione e che, nel lungo periodo, possono ridurre il vantaggio teorico della strategia.

Cosa possiamo imparare?

Pur partendo da visioni opposte, sia Merriman che Ferri concordano su alcuni principi universali che ogni investitore dovrebbe considerare. Prima di tutto, è fondamentale credere nella propria strategia: senza convinzione, ogni approccio rischia di essere abbandonato nei momenti più difficili, proprio quando sarebbe necessario restare investiti. Allo stesso modo, è essenziale gestire il rischio comportamentale, perché la vera sfida del factor investing non è soltanto tecnica ma psicologica: bisogna essere in grado di sopportare anni di rendimenti inferiori al mercato senza perdere fiducia. Infine, entrambi concordano sull’importanza di limitare l’esposizione ai fattori, evitando di concentrare l’intero portafoglio su una singola strategia.

In definitiva, il factor investing può funzionare, ma non è adatto a tutti. È un approccio che richiede tempo, disciplina e una forte consapevolezza dei propri limiti emotivi. I risultati, se arriveranno, lo faranno spesso solo dopo molti anni, e l’investitore deve essere pronto ad aspettare.

Factor investing: è adatto a te?

Per capire se il factor investing fa al caso tuo, è utile porsi alcune domande semplici ma decisive:

  • Hai un orizzonte temporale lungo, superiore ai 15-20 anni?

  • Sei disposto a sopportare anni di rendimenti inferiori al mercato senza abbandonare la strategia?

  • Conosci bene i meccanismi degli ETF fattoriali e i costi nascosti legati alla liquidità e al turnover del portafoglio?

  • Ti senti a tuo agio con una certa dose di complessità aggiuntiva rispetto a un semplice ETF indicizzato?

Se la risposta è “sì” alla maggior parte di queste domande, allora potresti essere un buon candidato per valutare il factor investing come parte del tuo portafoglio. In caso contrario, potrebbe essere più sensato concentrarsi su soluzioni semplici, a basso costo e facili da gestire.

FAQ sul Factor Investing

Gli ETF tradizionali replicano un indice di mercato, mentre gli ETF fattoriali selezionano i titoli in base a specifiche caratteristiche (value, size, quality, momentum).

No. Ha avuto lunghi periodi di sottoperformance, anche oltre 10-15 anni. Solo sul lunghissimo termine ha mostrato un vantaggio.

No. È più indicato per chi ha un orizzonte temporale lungo e una buona tolleranza al rischio.

Molti esperti consigliano strategie multifattoriali, che riducono il rischio di puntare su un unico driver di rendimento.

Volatilità elevata, tracking error rispetto al mercato, minore liquidità di alcuni ETF e la difficoltà psicologica di sopportare anni di risultati peggiori.

Non sempre. Alcuni fattori funzionano meglio in certi contesti geografici o settoriali.

Spesso sì, perché richiedono un maggiore turnover del portafoglio. Questo può ridurre i vantaggi ottenuti.

Secondo Rick Ferri, servono anche 25 anni per avere alte probabilità di beneficiare realmente dei fattori.

Immagine di Davide Ravera
Davide Ravera
Ciao! Sono Davide Ravera, autore di questo articolo, consulente finanziario indipendente iscritto all’Albo OCF e Chartered Financial Analyst®. Come consulente autonomo lavoro nell’esclusivo interesse dei miei clienti, affiancandoli nella gestione degli investimenti e nelle scelte finanziarie più importanti. Se desideri iniziare un percorso di consulenza con me, puoi prenotare qui sotto la tua prima chiamata gratuita.
Andrea Bussoletti Consulente Finanziario Indipendente Futura SCF

Cerchi un consulente finanziario indipendente?

Parla gratis con i nostri esperti, risponderemo a tutte le tue domande per aiutarti nei tuoi investimenti e nelle tue scelte finanziarie più importanti.