Cosa sono le obbligazioni
Un’obbligazione è uno strumento finanziario che rappresenta un prestito concesso da un investitore a un altro individuo (tipicamente aziendale o governativo). Le obbligazioni sono comunemente denominate titoli a reddito fisso e sono spesso contrapposte alle azioni, di cui abbiamo parlato all’interno dell’articolo in cui spieghiamo cos’è un’azione.
Come si crea un'obbligazione?
Anche le obbligazioni possono essere scambiate su mercati regolamentati od OTC. Quando le società o altre entità hanno bisogno di raccogliere fondi per finanziare nuovi progetti, il c.d. emittente, emette appunto un’obbligazione che include i termini del prestito, i pagamenti degli interessi che verranno effettuati e il momento in cui i fondi prestati (capitale dell’obbligazione) devono essere rimborsati ( data di scadenza ).
Le obbligazioni poi possono essere obbligazioni singole o ETF di obbligazioni. La differenza principale è che gli ETF raggruppano al loro interno numerose obbligazioni singole seconda una logica determinata dall’emittente del fondo.
In cosa consiste il rendimento di un'obbligazione?
Il pagamento degli interessi (la cedola) fa parte del rendimento che gli obbligazionisti guadagnano per aver prestato i loro fondi all’emittente.
Il tasso di interesse che determina il pagamento è chiamato tasso cedolare . Il prezzo iniziale della maggior parte delle obbligazioni è generalmente fissato alla pari , solitamente $ 100 o $ 1.000 di valore nominale per singola obbligazione.
Da cosa dipende il prezzo di un'obbligazione?
Il prezzo di mercato effettivo di un’obbligazione dipende da una serie di fattori:
- la qualità del credito dell’emittente
- il periodo di tempo fino alla scadenza
- il tasso della cedola rispetto al contesto generale dei tassi di interesse in quel momento. La maggior parte delle obbligazioni può essere venduta dall’obbligazionista iniziale ad altri investitori dopo che sono state emesse.
Come funziona un’obbligazione
Cedola, prezzo, rendimento (yield)
Ogni obbligazione paga una cedola periodica, espressa in percentuale sul valore nominale (di solito 100 o 1 000 €). Immagina un titolo da 1 000 € con cedola annua del 3 %: incasserai 30 € ogni anno finché il bond resterà in circolazione. Tuttavia, sul mercato secondario il prezzo può allontanarsi dal valore nominale. Se lo stesso titolo quota 950 €, chi lo compra oggi continuerà a ricevere 30 €, ma su un esborso inferiore. Il rendimento corrente salirà dunque a circa 3,16 % (30 / 950). Viceversa, se il prezzo salisse a 1 050 € il rendimento scenderebbe a 2,86 %. Ecco perché il yield si muove in direzione opposta al prezzo: quando i tassi di mercato aumentano, i prezzi dei bond esistenti calano per offrire un rendimento competitivo, e viceversa.
Differenza tra mercato primario e mercato secondario delle obbligazioni
Nel mercato primario le obbligazioni nascono: l’emittente (Stato, ente sovranazionale, azienda) colloca il titolo a un prezzo fissato in fase di emissione e incassa i capitali di cui ha bisogno. L’investitore acquista direttamente dall’emittente, spesso tramite asta o sindacato di collocamento, con tagli minimi prestabiliti e rendimento (cedola e scadenza) già determinato.
Nel mercato secondario, invece, si scambiano obbligazioni già esistenti fra investitori. La controparte non è più l’emittente ma un altro risparmiatore o un intermediario; il prezzo varia di continuo in base a tassi d’interesse, rating, liquidità e aspettative sul rischio. Di fatto il primario soddisfa il fabbisogno di finanziamento dell’emittente, il secondario offre liquidità e trasparenza ai detentori di bond, permettendo di vendere o acquistare titoli fino alla scadenza.
Scadenza e valore di rimborso
La scadenza indica il momento in cui l’emittente restituisce il capitale. Alla data fissata, l’investitore riceve il valore di rimborso – di norma pari al 100 % del nominale – insieme all’ultima cedola. Se torniamo all’esempio precedente, chi detiene il titolo fino a fine vita incasserà 30 € l’anno e, all’ultima data, riprenderà i suoi 1 000 €. Chi compra invece a 950 € realizzerà, oltre alle cedole, un guadagno in conto capitale di 50 € (1 000 – 950) che contribuirà ad alzare il rendimento a scadenza (yield to maturity). In altre parole, la distanza temporale dalla scadenza e la differenza fra prezzo di mercato e valore nominale determinano quanta parte del rendimento verrà dalle cedole e quanta dall’eventuale plusvalenza (o minusvalenza) finale.
Il guadagno in conto capitale per le obbligazioni può compensare minusvalenze pregresse, ad esempio perdite da altre obbligazioni o azioni, a condizione che:
siano della stessa categoria di reddito (redditi diversi, non redditi da capitale come cedole o dividendi);
la compensazione avvenga entro il quarto anno successivo a quello in cui la minusvalenza è stata realizzata, periodo durante il quale la perdita resta “conservata” nello zainetto fiscale dell’investitore;
l’operazione sia gestita dall’intermediario in regime amministrato oppure indicata nella dichiarazione dei redditi se si opera in regime dichiarativo. In questo modo la plusvalenza riduce (o annulla) la base imponibile su cui si applica l’imposta sostitutiva del 26 %.
Rischi e fattori che influenzano il prezzo
Quando parliamo di obbligazioni non basta guardare alla cedola: a determinare il loro valore sul mercato concorrono diversi rischi, e comprenderli è essenziale per non trovarsi sorpresi da oscillazioni inattese.
Rischio tasso e duration
Il primo elemento da tenere sotto controllo è il rischio di tasso, cioè l’effetto che le variazioni dei tassi di interesse di mercato esercitano sui prezzi dei bond già in circolazione. Se la banca centrale alza il costo del denaro – com’è accaduto fra il 2022 e il 2024, quando la BCE è passata da tassi a zero a un livello superiore al 4 % – le nuove emissioni offriranno cedole più ricche e quelle vecchie diventeranno relativamente meno attraenti, scendendo di prezzo. La misura di questa sensibilità è la duration: più un titolo è “lungo” (e tanto maggiore è la sua duration), più il suo prezzo oscilla al variare dei tassi. Un decennale può perdere anche l’8 % per ogni punto percentuale di rialzo, mentre un biennale risente molto meno di simili movimenti.
Rischio di credito e rating
Accanto al rischio di tasso c’è il rischio di credito, cioè la possibilità che l’emittente non sia in grado di pagare cedole e capitale. Le agenzie di rating – Moody’s, S&P, Fitch – sintetizzano questa probabilità con lettere che vanno dalla tripla A (il massimo della solidità) fino alla D (default conclamato). Quando nel 2012 la Grecia ristrutturò il proprio debito, i titoli governativi persero gran parte del loro valore; allo stesso modo, il default dell’Argentina nel 2001 o il fallimento Lehman Brothers nel 2008 sono esempi illustri di come il rating possa precipitare da investment-grade a junk nel giro di pochi mesi, trascinando i prezzi verso il basso e allargando gli spread sul mercato.
Rischio liquidità e rischio cambio
Non tutti i bond scambiano volumi elevati. Alcune emissioni minori – penso a obbligazioni corporate di piccole società o a titoli esteri meno conosciuti – possono soffrire di scarsa liquidità: significa che nei momenti di stress potresti trovare solo pochi compratori e dover accettare uno sconto marcato sul prezzo, con spread denaro-lettera molto ampi. Infine, se acquisti un’obbligazione denominata in una valuta diversa dalla tua – per esempio un Treasury americano in dollari – aggiungi il rischio cambio: un’apprezzamento dell’euro rispetto al dollaro può erodere o annullare il rendimento in termini di moneta domestica, anche se il titolo ha pagato regolarmente tutte le cedole. Diversificare per scadenze, emittenti e valute, ed eventualmente coprire il cambio, è la strategia più semplice per ridurre questi rischi senza rinunciare del tutto alle opportunità che il mercato obbligazionario offre.
Le principali categorie di obbigazioni
Ci sono varie categorie principali di obbligazioni vendute sui mercati. Tuttavia, oggi vi spiegherò le due principali: titoli di stato e obbligazioni societarie.
Le obbligazioni disponibili per gli investitori sono disponibili in molte varietà diverse. Possono essere separate dal tasso o dal tipo di pagamento degli interessi o della cedola, essere richiamate dall’emittente o avere altri attributi.
Le obbligazioni zero coupon non pagano i pagamenti delle cedole e vengono invece emesse con uno sconto sul loro valore nominale che genererà un rendimento una volta che l’obbligazionista riceverà l’intero valore nominale alla scadenza dell’obbligazione.
I buoni del Tesoro USA sono obbligazioni zero coupon.
FAQ - Domande frequenti su Cos'è un'obbligazione
Un’obbligazione è un titolo di debito — emesso da Stato, ente pubblico o azienda — che riconosce all’investitore (obbligazionista) il diritto a ricevere periodicamente una cedola e il rimborso del capitale alla scadenza. In pratica presti denaro all’emittente e vieni remunerato con interessi.
Il rendimento totale deriva dalla cedola periodica + eventuale guadagno/perdita tra prezzo di acquisto e rimborso/vendita. Il parametro di confronto è il rendimento a scadenza (Yield to Maturity), espresso in percentuale annua.
Governative (BTP, BOT), corporate, sovranazionali, municipali, convertibili, subordinate, indicizzate all’inflazione, zero coupon, a tasso variabile (FRN) e perpetual. Ognuna presenta caratteristiche e rischi differenti.
Le azioni rappresentano quote di proprietà di una società; le obbligazioni sono prestiti alla società o allo Stato. I soci partecipano agli utili (e alle perdite) attraverso dividendi e apprezzamento del titolo; i creditori ricevono interessi fissi e hanno priorità di rimborso in caso di default.
È l’interesse periodico versato all’investitore, calcolato sul valore nominale. Può essere fissa, variabile (indicizzata a Euribor, inflazione, ecc.) o nulla nel caso degli zero coupon.
Fluttua in base a tassi d’interesse, rating, rischio di credito e aspettative sull’inflazione: se i tassi salgono, i prezzi scendono e viceversa, perché il mercato chiede un rendimento competitivo rispetto alle nuove emissioni.
È la possibilità che l’emittente non paghi cedole o capitale. Viene stimato dalle agenzie di rating (AAA, BBB, junk, ecc.) e si riflette sul premio per il rischio — cioè su rendimenti più alti richiesti dagli investitori.
Puoi operare tramite banca o broker online sul MOT, EuroTLX o mercati esteri (OTC). Dopo l’acquisto le obbligazioni finiscono nel tuo dossier titoli; puoi mantenerle fino a scadenza o venderle prima sul mercato secondario.
Le cedole e le plusvalenze scontano l’imposta del 26 % (12,5 % per titoli di Stato italiani ed equiparati). Le minusvalenze sono compensabili entro 4 anni con altri redditi di capitale.
L’inflazione erode il potere d’acquisto delle cedole fisse; di solito il prezzo di mercato scende per offrire un rendimento reale più elevato. Le obbligazioni indicizzate (BTP Italia, OATi, TIPS) proteggono da questo rischio perché cedola e/o capitale crescono con l’indice dei prezzi.